Sabato in Poesia: "Vendemmia" di Marino Moretti

Vendemmia di Marino Moretti è una poesia tratta dalla raccolta Sentimento: pensieri, poesie...

Roma capitale d'Italia

Chissà quanti studenti ed ex studenti liceali si sono trovati a tradurre la famosissima frase del De Oratore...

L'origine della crisi finanziaria statunitense

La crisi che ha interessato i mercati finanziari dei paesi maggiormente sviluppati, e che gli esperti...

Così cinque anni fa cominciava la crisi...

"Era una notte buia e tempestosa...", questo è l'incipit dell'interminabile romanzo che Snoopy...

Sabato in Poesia: Estratto di "Beppo, racconto veneziano" (George Gordon Lord Byron)

Beppo è un poemetto satirico in ottave ariostesche (secondo lo schema metrico ABABABCC), attraverso il quale Byron affronta...

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30 giugno 2013

L'eterno ritorno dell'uguale

di Roberto Marino


Anno 2034. Berlusconi deceduto da poco (nessuno me ne voglia, ma a tutti i nati prima o poi tocca morire - come scriveva il saggio Seneca) ma non per sopraggiunta vecchiaia - in fondo è ancora un giovincello - bensì per una festa un po' troppo "elegante" a palazzo Grazioli. Campagna elettorale per le nuove elezioni parlamentari, senza elezione diretta del premier né presidenzialismo; è ancora troppo presto. I quadri dirigenti del Pdl nel panico. 

Dopo sei ore di intensa riunione, a qualcuno (la pasionaria ormai invecchiata Mara Carfagna) viene l'idea di allestire una seduta spiritica, allo scopo di riportare in vita lo spirito del Presidente ed evitare lo sfascio dell'Italia. I personaggi ci sono tutti. La medium è presto trovata, ovviamente Daniela Santanchè. Ignazio La Russa (è intanto rientrato nel partito madre) è un componente essenziale: chi meglio di lui può mettere a proprio agio lo spirito del Cavaliere? Tra spiriti ci si capisce. E poi i fedelissimi: Alfano con qualche capello in più, l'ideatrice Carfagna, Brunetta (la battuta sarebbe troppo facile), Verdini ancora in forma (non lo era vent'anni prima, figuriamoci ora), Sandro Bondi, già in estasi contemplativa da tempo immemore.

Tutto è pronto dunque per la rievocazione. Il tavolino su cui creare la catena umana c'è, la medium è stata trovata, i partecipanti pure, l'ambiente riservato e le luci soffuse di candele anche. Si comincia. Il primo tentativo non va. La medium riprova. Ancora nulla. La Russa allora perde la pazienza, si incazza e sbraita un: «Ma guando gazzo si 'ppresenda Berlusconi? Mi sembra tutta una bbagliacciata!»«Taci! - lo zittisce la Santanché - Non dire così, o il Presidente non appare!».

Ma ad un tratto, ecco, la medium comincia ad essere percorsa da un fremito violento. E' invasata, ingrifata - pardon - sconvolta. Il Sommo spirito appare e dice: «Cribbio! Ma chi è che mi disturba!? Io me la stavo spassando nel girone dei lussuriosi!». «Presidente, deve tornare - dice un timido Alfano - qui la campagna elettorale va malissimo! Siamo perduti! C'è il rischio che vincano i comunisti!»«Non ne se parla nemmeno!» - risponde seccato. «Ma Presidente - tutti insieme - o torna lei o tutti a casa»«E va bene - (con somma benevolenza e grande spirito di sacrificio) risponde il Cavaliere - ma ad una condizione. Voglio una vergine con cui... insomma ci siamo capiti, no? Con una vergine, sapete, non ho mai avuto il piacere». Detto ciò, il Cavaliere congeda i suoi adepti, con l'accordo di rievocarlo a missione compiuta. 

A questo punto però, nasce il problema! Dove si trova in Italia una ragazza vergine che abbia almeno terminato le scuole medie? In fondo, un limite bisogna pure metterlo, no? Dopo un'estenuante ricerca, comunque, il piano va in porto. La ragazza si trova e la seduta va a buon fine. (Risparmiamo i dettagli scabrosi di mistico congiungimento. In fondo, un po' di decenza bisogna pure averla o quantomeno mostrarla). 

Terminato l'atto o-sceno in luogo privato, il Presidente annuncia si suoi: «Grazie, ragazzi! Ci voleva proprio. Il vostro combattente è tornato! Adesso si ricomincia. Forza, Italia!».

29 marzo 2013

Quando il gatto non c'è, i topi ballano...

di Roberto Marino


Voglio raccontare una storia. Niente di avventuroso, avvincente, sia chiaro. E' la vecchia storia del gatto e dei topi, opportunamente modernizzata e riadattata un po' a quanto sta avvenendo.

C'era una volta un gatto di nome Responsabilità, che viveva in una bella casa chiamata Parlamento. Ma non era solo, bensì aveva come coinquilini tanti piccoli topolini, chiamati Parlamentari. Era temuto e rispettato dai topini per via della sua grande forza e così in casa c'era un senso di equilibrio ed ordine. 

Si da il caso che un giorno, misteriosamente, il gatto partì (temporaneamente?) dalla casa senza avvisare i suoi coinquilini. Questi non ebbero bisogno di annunci, perché immediatamente si accorsero dell'assenza del gatto. In casa infatti si respirava un senso di libertà nuovo, mai visto prima e i topini non tardarono ad approfittarne per organizzare feste e darsi alla pazza gioia. Un topo con la cravatta rossa, che vantava diritti di governo sugli altri, si attribuì la facoltà di stabilire una specie di piano di organizzazione delle attività, sostituendosi a Responsabilità. Si recò dal vecchio topo saggio - che viveva in un luogo contiguo alla casa - il quale gli consigliò di verificare il numero di sostenitori del suo piano. Gli altri topi però non avevano nessuna intenzione di ascoltare il topo dalla cravatta rossa, negandogli qualsiasi autorevolezza e leadership. C'era chi voleva ballare e cantare, chi voleva mangiare a volontà, etc., mentre c'erano da gestire le altre attività della casa: sbrigare le faccende, distribuire compensi e alimenti agli altri abitanti di tutta la proprietà, produttori di quelle stesse cose di cui i topi volevano cibarsi, far ripartire le altre attività di produzione della proprietà.

Mentre i topi più autorevoli discutevano - quello con la cravatta rossa si scontrava con il topo con la cravatta azzurra - gli altri si scatenavano. Gozzovigliavano, litigavano su chi dovesse avere di più e perché, lasciando intorno residui di formaggio, salame, frutta, verdura e latte e tutto ciò che c'era in frigo. In questa situazione, la casa andava a rotoli e il vecchio topo saggio, non avendo il potere per intervenire direttamente, decise, dopo tanti indugi, in attesa che tornasse il gatto...

Ecco, a questo punto del sogno mi sono svegliato. Non capendo bene se fosse il frutto della mia immaginazione onirica, che ancora lasciava qualche traccia ben visibile nella mia coscienza, oppure se c'era qualcosa di vero e riscontrabile da qualche parte nella realtà, ho acceso la tv e improvvisamente ho capito. Non era solo un sogno.