Sabato in Poesia: "Vendemmia" di Marino Moretti

Vendemmia di Marino Moretti è una poesia tratta dalla raccolta Sentimento: pensieri, poesie...

Roma capitale d'Italia

Chissà quanti studenti ed ex studenti liceali si sono trovati a tradurre la famosissima frase del De Oratore...

L'origine della crisi finanziaria statunitense

La crisi che ha interessato i mercati finanziari dei paesi maggiormente sviluppati, e che gli esperti...

Così cinque anni fa cominciava la crisi...

"Era una notte buia e tempestosa...", questo è l'incipit dell'interminabile romanzo che Snoopy...

Sabato in Poesia: Estratto di "Beppo, racconto veneziano" (George Gordon Lord Byron)

Beppo è un poemetto satirico in ottave ariostesche (secondo lo schema metrico ABABABCC), attraverso il quale Byron affronta...

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27 maggio 2014

Santa madre Chiesa

di Roberto Marino

Forse quella santa donna di mia nonna (pace all'anima sua!) aveva proprio ragione quando, in dialetto calabrese, diceva di «stare attento alle vesti lunghe». Ora, per chi non conoscesse l'idioma o l'espressione, le lunghe vesti sarebbero i membri della gerarchia ecclesiastica, in particolare quelli di rango elevato (vescovi e cardinali), che godono di particolare prestigio e potere. Proprio contro di loro infatti sarebbe rivolta l'allusione polemica tratta dalla saggezza popolare.

A ben vedere, il giallo che sta investendo l'ex segretario di Stato vaticano, il cardinal Tarcisio Bertone, sembra confermare non solo i sospetti e le diffidenze della saggezza popolare tradizionale, ma anche il detto, dal sapore altrettanto caustico, che caratterizzava il pensiero di un grande rappresentante - nel bene e nel male - della storia recente, Giulio Andreotti. Tutti ricordano il detto che il divo, Belzebù, chiamatelo come vi pare, soleva dire: «A pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca». E se a trovarsi sulla stessa lunghezza d'onda sono stati due cattolici ferventi come mia nonna e Andreotti, la Chiesa non mi scomunicherà di certo dopo queste riflessioni.

In effetti, l'affaire Bertone, che sta travolgendo il porporato già da qualche settimana (si ricorderà la polemica sullo scandalo che riguardava l'abitazione mastodontica di 700 mq, poi ridimensionata dal diretto interessato che ha parlato di un più modesto 200 mq) e che qualche giorno fa sembra essersi allargato a presunte operazioni finanziarie poco chiare, qualche motivo per sospettare lo fornisce. Ma veniamo dunque ai fatti. 

Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild, il cardinale si sarebbe servito, durante il periodo di segretariato e presumibilmente nel dicembre di due anni fa, della bellezza di 15 milioni di euro dello Ior per finanziare un affare di Ettore Bernabei. Costui è il presidente di una società di comunicazione, la Lux Vide, che si occupa anche della produzione di fiction per la Rai e dalla quale viene finanziata ogni anno con 30 milioni di euro. E qui si parla dunque di implicazione di denaro pubblico, tanto è vero che, secondo le fonti tedesche, il cardinale sarebbe accusato di malversazione e su di lui starebbero indagando congiuntamente l'Aif - Autorità di informazione vaticana - e la Procura di Roma. 

La Lux è una società la cui proprietà appartiene a vari soci: la Rml comunicazione della famiglia Bernabei, la Prima Tv di un imprenditore tunisino, Intesa San Paolo, la Impresat, riconducibile alla Cei e la Ricerche e Consulenza Az. Due anni fa la Rml decide di aumentare la propria partecipazione e per farlo chiede un finanziamento alla banca vaticana. A questo punto si innesca un intrecciato giro di affari, che coinvolge diverse società estere tra cui la Movie Invest Ltd - che fa capo alla famiglia Bernabei ed emette obbligazioni per un valore di 15 milioni di euro - e la Futura - società maltese che le acquista per cederle allo Ior. I soldi però, secondo le indagini, non rientrano nelle casse della banca ed è qui che scoppia lo scandalo.

Le indagini logicamente proseguiranno e faranno il proprio corso, sperando si arrivi in un tempo utile al ristabilimento della verità. A fronte di notizie come questa però, si percepisce una forte stonatura tra il tentativo di ridare alla Chiesa un volto (e si spera anche un corpo ed un'anima) pulito, operato da papa Bergoglio, e gli intrecci politico-finanziari sotterranei, che attraversano l'istituzione nata per pascolare le anime e finita spesso troppo vicino alla materia.

01 agosto 2013

Un papa in carne ed ossa

di Roberto Marino


Gli storici della Chiesa, gli studiosi del pensiero cristiano, gli intellettuali e osservatori in genere, titolati e non, stanno avendo e continueranno ad avere un bel da fare nell'interpretare i comportamenti, i gesti, le parole di papa Francesco I. Sì, perché questo pontefice - come tutti stiamo osservando - sta dimostrando di avere una grande carica innovativa all'interno del tessuto della Chiesa. 

Tutto è incominciato con la coraggiosa decisione a sorpresa dell'ormai papa emerito Benedetto XVI di abdicare o dimettersi (nella forma c'è una certa differenza tra le due modalità di abbandono, nella sostanza il risultato è identico), lasciando il ruolo di responsabilità più alto per la guida della cristianità ad un uomo più giovane, più energico, più determinato, più capace di affrontare e risolvere le sfide della modernità per una istituzione di duemila anni. Il gesto di Ratzinger è stato uno di quelli che spiazzano, che lasciano sgomenti e sparigliano non poco le carte, se si pensa che il precedente risale ad oltre 700 anni prima con Celestino V.

Si è poi proseguito con la scelta del nome "Francesco", che richiama il senso di semplicità, vicinanza alla gente, rifiuto dell'aristocrazia elitaria, che da sempre ha in qualche modo circondato la carica di pontefice. L'obiettivo di papa Francesco si inserisce nel percorso già avviato da papa Giovanni XXIII e proseguito da Giovanni Paolo II, ma con Bergoglio acquisisce un'immagine nuova, più fresca, più vicina. Come dimenticare infatti le prime parole che papa Francesco pronunciò immediatamente dopo l'annuncio della sua elezione? Quel semplice, normale, educato "buonasera", circondato da una comprensibile e umana sensazione di leggero imbarazzo o la metafora ironica che utilizzò per descrivere la propria provenienza (disse infatti: «... voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un vescovo a Roma e sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo alla fine del mondo ...»)

E' un papa semplice Francesco, uomo normale appassionato di calcio, che rifiuta alti livelli di sicurezza, che viaggia su un aereo di linea, che si immerge nel bagno di folla durante la Giornata Mondiale della Gioventù in Brasile, che rilascia interviste durante il viaggio di ritorno in Italia, che ricerca le proprie origini piemontesi, che ha il coraggio di aprire esplicitamente agli omosessuali - dicendo «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?» - e di esprimere solidarietà umana e religiosa nei confronti delle persone divorziate. 

Certo, su alcune questioni come la possibilità che la Chiesa accetti il sacerdozio femminile il Papa è stato perentorio nel ribadire il suo secco no. Alla domanda di una giornalista brasiliana, Ana Fereira, sulla questione Bergoglio ha risposto che la Chiesa non prende in considerazione nel modo più assoluto la possibilità di ordinazione femminile - citando sul tema Giovanni Paolo II - tuttavia ha cercato di lasciare intravedere qualche spiraglio, parlando della necessità di aprire riflessione teologica sul ruolo della donna all'interno della cattolicesimo. 

Vedremo come proseguirà il percorso di papa Francesco e se saprà essere all'altezza del grande compito di cambiamento che lo aspetta e di fronte al quale sembra avere raccolto la sfida. In agenda, ci sono questioni di grande importanza come la riforma della curia romana, l'emorragia della fede nei Paesi sudamericani (il viaggio in Brasile in occasione della GMG è stato molto strategico da questo punto di vista), il problema spinoso dello Ior. Il lavoro preliminare per adesso è stato soddisfacente. Il compromesso tra modernità e custodia dei valori antichi, che questo papa incarna, sta funzionando, così come sta funzionando la sua straordinaria efficacia comunicativa. Per il resto, c'è ancora tempo, in fondo è successore di Pietro da soli quattro mesi.  

14 maggio 2013

Quando il sacro incontra il folklore. Analisi della celebrazione in onore di San Cataldo

di Roberto Marino


Il contatto con il sacro è sempre un'esperienza decisamente suggestiva. E' un'occasione per riflettere, contemplare l'ultraterreno (sia in senso laico che religioso), confrontarsi con la propria interiorità e farci ovviamente i conti. E' anche un modo per evadere dalla frenesia quotidiana, fermarsi un po' e prendersi del tempo, il proprio tempo. 

Quando poi il rapporto con il sacro passa per il filtro del folklore locale, allora l'esperienza si trasforma in cultura, in conoscenza delle tradizioni, in confronto con il passato, in occasione per sapere qualcosa di più su stessi, le proprie origini e per vivere diversamente il proprio futuro, magari arricchito di qualcosa in più. 

Nella cittadina di Cirò Marina - in provincia di Crotone, sulla costa ionica della Calabria - è da pochi giorni terminata la rituale festa in onore del patrono San Cataldo. Cataldo, vescovo cattolico irlandese del VII secolo, dopo un'esperienza in Terra Santa, si recò a Taranto, in seguito ad una visione mistica, allo scopo di rievangelizzare la città divenuta preda del paganesimo. La sua predicazione si diffuse in tutto il Mezzogiorno, accompagnata da una serie di miracoli. Secondo le fonti bibliografiche, il 10 maggio 1071, mentre si compivano gli scavi per la riedificazione delle fondamenta della cattedrale di Taranto, distrutta dai saraceni nel 927, fu ritrovata, grazie ad un profumo inebriante, la tomba del santo contenente una crocetta aurea, elemento abbastanza comune nei corredi funebri del periodo altomedioevale.

Ed è a questo punto che la storia-leggenda sulla vita del santo si intreccia con l'elemento culturale locale della cittadina di Cirò Marina, dove si svolgono una ricorrenza ed una celebrazione piuttosto pittoresche. Legata alla commemorazione del santo, c'è anche un tradizionale rituale che ricorda, ripercorrendolo in senso storico e geografico, l'antico e poi superato dissapore tra il comune di Cirò Marina e il limitrofo comune di Cirò. Secondo la tradizione, la statua del santo si trovava presso la chiesa di Cirò e l'allora frazione di Cirò Marina, a quel tempo in grande espansione, chiedeva la possibilità di possederla. Negatagliela, gli abitanti del luogo decisero di sottrarre la statua nottetempo, facendole percorrere una traversata via mare attraverso l'ausilio di una barca, per depositarla poi nel santuario di Madonna di Mare, detto anche Mercati Saraceni, in un'apposita chiesetta. 

Da allora, ritualmente, si ripercorre parzialmente questa traversata - oggi solo simbolica - cui si aggiunge un intenso programma di festeggiamenti, fatto di pellegrinaggio presso il santuario di Madonna di Mare, di processione per le vie del paese con una sentita partecipazione popolare. 

Il cerimoniale religioso è da sempre un modo per esorcizzare le proprie paure di fronte ad una realtà incontrollabile. Su questo tema sono state spese miliardi di parole e pagine ad opera di fini analisi condotte da antropologi, storici delle religioni, filosofi, sociologi. Autori illuminanti sono: Marcel Mauss, Émile Durkheim, Rudolph Otto, Nathan Söderblom, Gerardus van der Leeuv, Mircea Eliade, ma anche filosofi del calibro di Ludwig Feuerbach, Friedrich Nietzsche e teorici della psicanalisi come Sigmund Frued. 

La ritualizzazione del sacro è avvenuta però in modo sempre nuovo e diverso nel tempo. La religione greca concepiva il cerimoniale sacro come uno strumento per conoscere la volontà del dio su questioni militari, politiche, attraverso la consultazione di oracoli. La religione romana invece considerava il rituale come formula in grado di esorcizzare qualcosa che poteva essere ostile e che andava placato (sacer significa in origine maledetto, oltre che sacro) ottenendo così non tanto la volontà del dio rispetto ad una azione da intraprendere quanto il suo beneplacito. Per questa ragione, veniva compiuto in maniera ossessivamente precisa riducendolo tutto alla sua corretta esecuzione, tanto da suscitare la critica e l'ironia dei Greci. Il rituale cristiano è invece prima di tutto orientato ad onorare la divinità, ridimensionando drasticamente l'immagine dell'uomo, e successivamente, attraverso la preghiera, ad ottenere miglioramenti personali per la propria condizione, in una dimensione decisamente più privata. 

Qual è dunque il significato di una partecipazione così intensa ad una cerimonia religiosa, in un periodo storico segnato da profonda secolarizzazione? Sicuramente il motivo culturale di tipo tradizionale riveste un carattere importante. La festività religiosa si mescola profondamente con l'elemento etnico, tipico di una certa cultura locale votata alla identificazione con la tradizione e alla sua conservazione. Non si può trascurare poi la componente superstiziosa, che porta a temere l'ira del santo e che si traduce in chiave moderna come rispetto dell'impegno preso in seguito all'ottenimento della grazia. Infine, l'aspetto psicologicamente consolatorio che il sacro porta con sé, il quale diventa particolarmente efficace in periodi di grande instabilità e insoddisfazione esistenziali e culturali. 

Tutti questi elementi sono altamente presenti nella celebrazione della festività del Divus Cataldo, tanto che una convinzione popolare attribuisce al santo un carattere particolarmente vendicativo, da portarlo a punire severamente i fedeli che non rispettassero gli impegni presi. E la devozione popolare spinge il credente a compiere voti e persino a vestire i propri bambini - tendenza che è ritornata in voga dopo un periodo di parziale abbandono - con i paramenti sacri del santo Cataldo, allo scopo di allontanare da sé malattie ed infermità (pratica evidentemente legata storicamente alla piaga, molto diffusa in passato, dell'alta mortalità infantile), come una mostra sui "Vestitini di S. Cataldo" ha quest'anno fedelmente testimoniato e spiegato. 

Qualunque sia il movente, l'esperienza del sacro è importante, oserei dire fondamentale, per collegare l'uomo alla sua dimensione meta-fisica. Una realtà che gli antichi conoscevano certamente meglio di noi e che noi tendiamo troppo spesso a sottovalutare, presi come siamo da mille impegni quotidiani.

14 marzo 2013

Habemus Papam

di Roberto Marino

E' fatta. Con l'ultima elezione della giornata di ieri, il Conclave dei cardinali ha eletto il nuovo successore dell'ultimo papa, Benedetto XVI, e del primo, Pietro. Si chiama Jorge Mario Bergoglio; è argentino, ma di origine italiana. Una mezza soddisfazione per chi sperava in un papa interamente italiano. Ieri alle 19,06, dopo la quinta elezione dall'inizio dei lavori del Conclave e al secondo giorno di votazioni, il comignolo della Cappella Sistina ha emesso una fumata che nei primissimi istanti aveva dato l'impressione di essere nuovamente nera. Subito dopo, la smentita immediata ad opera della stessa fumata, che ha fugato qualsiasi dubbio mostrando il suo colore inequivocabilmente bianco. A confermare il tutto, il boato dell'immensa folla dei fedeli nella piazza antistante la basilica che ha accompagnato l'evento al grido di: «Viva il Papa!»

Come di consueto, dopo lo scampanio festoso, c'è stato l'Habemus Papam del sofferente - perché affetto da Parkinson - cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran dalla Loggia centrale della Basilica, il quale ha annunciato il nome secolare e quello religioso di Francesco del nuovo eletto. Subito dopo, l'apparizione di papa Francesco, che ha esordito con il discorso di saluto ai fedeli e con la benedizione. Ha molto colpito il succinto discorso del nuovo papa, sia per l'evidente emozione di chi lo pronunciava e sia per le parole scelte per questa prima apparizione pubblica nella nuova veste di pontefice. Il nuovo papa deve aver sentito sicuramente il peso della Storia gravare sulle sue spalle (sia per l'elezione in sé, che per il significato che un'elezione pontificia assume in questo periodo di grande difficoltà per la Chiesa) e la sua commozione è stata il segno più manifesto di questo. Nonostante ciò però, è riuscito a rompere il ghiaccio con parole che sono state lette come un segno di grande vicinanza al popolo dei fedeli. Ha esordito infatti con un saluto laico dicendo: «Fratelli e sorelle buonasera, voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un vescovo a Roma e sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo alla fine del mondo...». Ha ironizzato il nuovo Papa, ma non più di tanto.


Questa nuova elezione ha un valore simbolico e geopolitico non indifferente. Innanzitutto, è la prima volta che viene eletto un papa non europeo e ciò significa fine dell'eurocentrismo per quel che riguarda la guida della cristianità. Un papa sudamericano può rappresentare l'opportunità di dare una svolta vigorosa ed energica alla gestione degli affari religiosi, sempre più frammentata all'interno della Curia romana ed europea. Inoltre, è  una novità anche l'elezione di un gesuita. Ordine quello della Compagnia di Gesù che, se da una parte si caratterizza per la strenua difesa e la propagazione della religione cattolica - e ciò introduce nella questione geopolitica - quindi della evangelizzazione, dell'obbedienza assoluta ai superiori (in cui si manifesta l'azione della volontà di Dio) dall'altra si ritrova nell'assoluta povertà, nell'umiltà, nella paziente sopportazione di umiliazioni e offese. In questa direzione, va anche la scelta del nome con cui il pontefice ha voluto presentarsi al mondo: Francesco. Come il nome del frate povero di Assisi, grande riformatore della Chiesa, all'epoca di grandi spinte centrifughe e centripete, tenute insieme dal comune desiderio di un ritorno alla purezza e alla sobrietà delle origini del cristianesimo, dopo gli scandali di concubinato e simonia.  


In effetti, durante la sua vita, Jorge Mario Bergoglio ha tenuto uno stile di vita molto sobrio, semplice ed austero. Durante il suo magistero a Buenos Aires, si muoveva da solo in autobus, in metropolitana, cucinava da solo, viveva in un piccolo appartamento piuttosto che in episcopato. Si dice anche che destinò ai poveri il denaro raccolto dai suoi fedeli al tempo della sua nomina a cardinale, avvenuta nel lontano 2001 ad opera di papa Giovanni Paolo II. E ancora, ha raccontato in un intervista del 2009, che in quello stesso anno battezzò sette figli di una vedova sola e povera, avuti con due uomini diversi, che disperata, chiedeva la possibilità di farli entrare nella comunità cristiana. Infine, completando l'elenco degli aneddoti sulla figura del nuovo papa, si deve aggiungere che è molto attento ai temi sociali (tempo fa ha denunciato pubblicamente lo sfruttamento dei lavoratori nelle officine clandestine, il rapimento di donne e bambine per avviarle alla prostituzione, la povertà e il debito sociale), che ha avuto un'adolescenza laica e normale (ha conseguito il diploma di perito chimico, la laurea in filosofia, ha persino avuto una ragazza e solo dopo ha avvertito la vocazione e intrapreso la via della fede). Tutta questa testimonianza morale, di pensiero di azione e biografica di vicinanza alla normalità delle persone è ciò i fedeli si aspettavano e si aspettano da tempo dalla Chiesa e dai suoi massimi rappresentanti. 


Per quanto riguarda l'aspetto geopolitico, in un articolo del Corriere della Sera, Vittorio Messori imposta un ragionamento interessante sul valore della scelta, certo non casuale, effettuata dai cardinali di un papa latinoamericano e sulle conseguenze che questa avrà. Il giornalista paragona, seppure con le dovute differenze, questa elezione a quella strategica fatta a suo tempo nei confronti di Karol Wojtyla. Come allora infatti si decise per un papa polacco, che avrebbe contribuito in modo sostanzioso all'apertura di una breccia all'interno sistema comunista, allo stesso modo oggi, l'elezione di un papa latino è l'elemento di sfida per tentare di arginare un problema urgente e grave, quale l'abbandono della fede cattolica da parte del continente sudamericano. I cattolici latini sono infatti molto corteggiati e sedotti dalle sette dei «pentecostali che, inviati e sostenuti da grandi finanziatori nordamericani - prosegue il giornalista - stanno realizzando il sogno del protestantesimo degli Usa: finirla, anche in quel Continente, con la superstizione "papista"»


Tante speranze si concentrano su questa nuova elezione; speranze di cambiamento, se non di rivoluzione, come ha auspicato don Andrea Gallo, ospite in una trasmissione televisiva tenutasi nel giorno dell'annuncio delle dimissioni di Ratzinger. Il sacerdote genovese aveva lanciato la sfida di trasformare le dimissioni di Benedetto XVI e l'allora futura elezione del nuovo papa in un'occasione per aprire un nuovo Concilio Vaticano, una sorta di pontificato costituente, che possa affrontare questioni spinose, come l'abbandono del celibato per i sacerdoti, la questione del sacerdozio femminile, le tematiche etiche e bioetiche importanti dei nostri tempi (aborti, divorzi, unioni omosessuali, eutanasia). 


Non bisogna farsi illusioni su questo però. Per quanto il nuovo papa possa essere moderno e attento alle problematiche socio-culturali, rimane pur sempre custode di una tradizione dottrinale e dogmatica secolare, che forse smetterebbe di essere tale se venisse completamente ribaltata. Gli unici cambiamenti, che ragionevolmente potranno verificarsi, potrebbero andare in direzione di una maggiore disponibilità verso una elargizione sacramentale più libera verso categorie attualmente marginalizzate (ad es. eucarestia ai divorziati e simili). Questioni cioè che non intaccano strutturalmente l'impianto dottrinale del cattolicesimo. Personalmente, mi piacerebbe vedere aperture forti sui temi più sopra indicati, tuttavia il realismo è d'obbligo. Specialmente prima ancora che i lavori comincino.