Sabato in Poesia: "Vendemmia" di Marino Moretti

Vendemmia di Marino Moretti è una poesia tratta dalla raccolta Sentimento: pensieri, poesie...

Roma capitale d'Italia

Chissà quanti studenti ed ex studenti liceali si sono trovati a tradurre la famosissima frase del De Oratore...

L'origine della crisi finanziaria statunitense

La crisi che ha interessato i mercati finanziari dei paesi maggiormente sviluppati, e che gli esperti...

Così cinque anni fa cominciava la crisi...

"Era una notte buia e tempestosa...", questo è l'incipit dell'interminabile romanzo che Snoopy...

Sabato in Poesia: Estratto di "Beppo, racconto veneziano" (George Gordon Lord Byron)

Beppo è un poemetto satirico in ottave ariostesche (secondo lo schema metrico ABABABCC), attraverso il quale Byron affronta...

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13 dicembre 2014

Sabato in Poesia: "Santa Lucia" di Francesco De Gregori

Nella tradizione religiosa e popolare Santa Lucia è protettrice della vista. L'iconografia classica la ritrae infatti con due occhi posti in un piattino retto dalla mano destra. L'origine della leggenda risale all'epoca romana dell'imperatore Diocleziano, quando - secondo un racconto popolare di epoca normanna - la giovane fu decapitata in seguito all'accusa del suo promesso sposo di professare la fede proibita: il cristianesimo. La giovane siracusana Lucia, infatti, appartenente ad una famiglia benestante della città sicula e promessa sposa ad un giovane pagano, fece voto a sant'Agata per ottenere la buona salute ormai perduta della madre, ammalata da anni alla vista. In sogno ebbe l'apparizione della santa, che le disse di possedere ed usare il potere per guarire la madre. Dopo il miracolo, la giovane manifestò la sua ferma intenzione di abbandonare la vita mondana per seguire Cristo e in seguito a questo suo proposito fu denunciata alle autorità dal suo promesso sposo, processata, condannata e decapitata. 
Il testo della canzone di De Gregori è una sorta di preghiera laica, pervasa da una religiosità non convenzionale, che si rivolge alla santa affinché si occupi di tutti coloro che si trovano ai margini dell'esistenza, ma anche delle persone comuni che non si rendono più conto di avere dei problemi. Il testo dimostra la presa di consapevolezza della realtà di una società problematica, che non è più in grado guardare se stessa ed oltre e per cui è necessario un aiuto, un cambiamento. Non è nuovo nella poetica di De Gregori un certo atteggiamento religioso ricco di riferimenti e metafore alla e della tradizione cristiana - seppure non propriamente conforme alla religione rivelata -, come si deduce da altri suoi testi quali Finestre di dolore, Cercando un altro Egitto, Gesù Bambino, Tutto più chiaro che qui. Parimenti non è nuovo il ricorso dell'artista a metafore spesso oscure, vertiginose, criptiche e/o allusive, come quelle presenti in questo testo per definire gli intellettualmente miopi, gli emarginati e i borderline, coloro che sono esposti alle difficoltà della vita.

(Foto wikipedia.org)

Santa Lucia, per tutti quelli che hanno occhi
e gli occhi e un cuore che non basta agli occhi
e per la tranquillità di chi va per mare
e per ogni lacrima sul tuo vestito,
per chi non ha capito. 

Santa Lucia, per chi beve di notte
e di notte muore e di notte legge 
e cade sul suo ultimo metro, 
per gli amici che vanno e ritornano indietro 
e hanno perduto l'anima e le ali. 

Per chi vive all'incrocio dei venti 
ed è bruciato vivo, 
per le persone facili che non hanno dubbi mai, 
per la nostra corona di stelle e di spine, 
per la nostra paura del buio e della fantasia. 

Santa Lucia, il violino dei poveri è una barca sfondata
e un ragazzino al secondo piano 
che canta, ride e stona
perché vada lontano, 
fa che gli sia dolce anche la pioggia delle scarpe,
anche la solitudine.

Francesco De Gregori


Francesco De Gregori (Roma, 1951) è un cantautore e musicista italiano. Si trasferisce molto piccolo a Pescara per via del lavoro del padre, bibliotecario, e dopo dieci anni ritorna nella sua città natale, Roma. Nel 1966 si reca a Firenze col fratello più grande per prestare soccorso agli alluvionati e nello stesso anno inizia a suonare la chitarra. Al Folkstudio di Roma, comincia le proprie esibizioni dal vivo e conosce diversi artisti emergenti, che successivamente diventeranno personaggi di successo tra cui: Caterina Bueno, Antonello Venditti, Mimmo Locasciulli, Ernesto Bassignano, Edoardo De Angelis, Giorgio Lo Cascio. Negli anni '70 arrivano i primi successi discografici e di critica con i famosissimi album Alice non lo saFrancesco De Gregori (soprannominato poi La pecora, per la foto della copertina, che reca proprio un agnello inginocchiato) e il vendutissimo Rimmel. Nella primavera del 1976, durante un concerto a Milano, si ritrova ad essere "ostaggio" di alcuni militanti di estrema sinistra, che accusano il cantautore di essersi venduto al sistema economico borghese e di esibirsi solo per denaro. La situazione si risolve soltanto grazie all'intervento della polizia. Questo evento lo segna profondamente, tanto da fargli quasi decidere di ritirarsi dalla vita artistica, cosa che poi puntualmente non viene tradotta in realtà. Nel marzo del '78 sposa una sua compagna di liceo, Alessandra Gobbi, che gli dà alla luce due gemelli, Marco e Federico. Il '79 è l'anno della collaborazione con Lucio Dalla, da cui viene fuori il riuscitissimo tour Banana Repubblic, che consacrerà i due artisti presso il grande pubblico. L'evento, per la grande partecipazione e per l'organizzazione, segnerà una svolta nel rapporto tra l'artista e i fans, anticipando così i grandi concerti oceanici delle rockstars. Gli anni che seguono saranno coronati dai grandi album di successo, come Viva l'ItaliaTitanicLa donna cannoneCanzoni d'amorePrendere e lasciare e la famosissima Il bandito e il campione, scritto dal fratello Luigi Grechi. Gli anni '90 sono segnati da grandi successi come testimoniato dall'album Canzoni d'amorePrendere e lasciare, mentre i Duemila si aprono con Amore nel pomeriggio, che ottiene la Targa Tenco come miglior opera dell'anno a pari merito con Canzoni a manovella di Capossela, e con un tour a quattro con il vecchio amico Ron, Fiorella Mannoia e Pino Daniele. I successi continuano anche con l'album del 2005 Pezzi, che riceve un altro premio Tenco e la canzone Gambadilegno a Parigi, che viene votata come miglior canzone dell'anno dai lettori del quotidiano La Stampa. Il 2010 è l'anno della grande collaborazione con Dalla. A 31 anni dal fortunatissimo tour con l'amico e collaboratore di sempre, i due riescono a far letteralmente impazzire fans ed estimatori, realizzando il tutto esaurito in ogni tappa del tour e regalando emozioni. La collaborazione diventerà un disco, che prenderà lo stesso titolo dell'evento Work in Progress. L'ultimo album in studio del cantautore romano è invece Sulla strada, dai toni decisamente intimistici ed esistenziali, che rappresenta una sorta di bilancio degli otre 40 anni di carriera, successi e poesia di De Gregori.
La discografia di De Gregori comprende: Theorius Campus (con Venditti, 1972); Alice non lo sa (1973); Francesco De Gregori (1973); Rimmel (1974); Bufalo Bill (1976); De Gregori (1978); Viva l'Italia (1979); Titanic (1982); La donna cannone (1983); Scacchi e tarocchi (1985); Terra di nessuno (1987); Mira Mare 19.4.89 (1989); Canzoni d'amore (1992); Prendere e lasciare (1996); Amore nel pomeriggio (2001); Il fischio del vapore (2002); Pezzi (2005); Calypsos (2006); Per brevità chiamato artista (2009); Sulla strada (2012).

19 luglio 2014

Sabato in Poesia: "San Lorenzo" di Francesco De Gregori

Il 19 luglio 1943 la città di Roma, dichiarata poi città aperta quasi un mese dopo dal governo Badoglio, subì un terribile bombardamento ad opera della flotta aerea statunitense. Il quartiere San Lorenzo fu devastato dagli ordigni e, 39 anni dopo, Francesco De Gregori dedica all'accaduto un pezzo molto toccante, inserito nell'album Titanic
Accompagnato da una musica piuttosto leggera, il testo si apre con una metafora, apparentemente innocua ma in realtà decisamente tortuosa, che denuncia in maniera ermetica e velata - tipica dello stile del cantautore romano - l'assurdità dell'evento in corso. Infatti le bombe vengono paragonate alla neve che cade in luglio e l'immagine rimanda immediatamente ad una doppia paradossalità: l'impossibilità di una nevicata atmosferica in un mese estivo e la forzatura del paragone tra la neve, elemento che nell'immaginario collettivo conduce verso qualcosa di soffice, morbido e candido, e la caduta delle bombe, che causano fragore, violenza, morte, distruzione. Nella seconda e nella quarta strofa, troviamo un'allusione, qui decisamente più diretta e meno velata, al comportamento pilatesco di papa Pio XII nei confronti dei crimini compiuti durante il secondo conflitto mondiale. La discussione sull'effettivo atteggiamento tenuto dal pontefice (soprattutto in occasione del genocidio ebraico e delle efferatezze compiute dai nazisti) è ancora piuttosto dibattuto presso gli storici, ma De Gregori propende per una scelta di critica allusiva. Il papa viene infatti colto in un momento di raccoglimento, quasi di impotenza, che lo conduce ad osservare come un semplice spettatore di qualcosa molto distante da lui, nonostante la storia ci dica che quella stessa mattina raggiunse immediatamente la basilica di San Lorenzo fuori le mura, benedì i morti e distribuì del denaro ai superstiti. Nel ritornello troviamo poi l'accenno alla situazione sociale delle classi più disagiate, che si trovavano in difficoltà nel reperire i generi alimentari di prima necessità (costretti quindi a rivolgersi al mercato nero) e alla speranza di ripresa di una vita normale, fatta di abitudini consuete.
 
Cadevano le bombe come neve,
il diciannove luglio a San Lorenzo.
Sconquassato il Verano,
dopo il bombardamento.
Tornano a galla i morti
e sono più di cento.

Cadevano le bombe a San Lorenzo
e un uomo stava a guardare la sua mano.
Viste dal Vaticano
sembravano scintille,
l'uomo raccoglie la sua mano
e i morti sono mille.

E un giorno credi questa guerra finirà.
Ritornerà la pace e il burro abbonderà.
E andremo a pranzo la domenica fuori porta a Cinecittà.
Oggi pietà l'è morta,
ma un bel giorno rinascerà. 
E poi qualcuno farà qualcosa,
magari si sposerà.

E il Papa la mattina da San Pietro
uscì tutto da solo tra la gente.
E in mezzo a San Lorenzo
spalancò le ali,
sembrava proprio un angelo con gli occhiali.

E un giorno credi questa guerra finirà.
Ritornerà la pace e il burro abbonderà.
E andremo a pranzo la domenica fuori porta a Cinecittà.
Oggi pietà l'è morta,
ma un bel giorno rinascerà. 
E poi qualcuno farà qualcosa, 
magari si sposerà.

Francesco De Gregori


Francesco De Gregori (Roma, 1951) è un cantautore e musicista italiano. Si trasferisce molto piccolo a Pescara per via del lavoro del padre, bibliotecario, e dopo dieci anni ritorna nella sua città natale, Roma. Nel 1966 si reca a Firenze col fratello più grande per prestare soccorso agli alluvionati e nello stesso anno inizia a suonare la chitarra. Al Folkstudio di Roma, comincia le proprie esibizioni dal vivo e conosce diversi artisti emergenti, che successivamente diventeranno personaggi di successo tra cui: Caterina Bueno, Antonello Venditti, Mimmo Locasciulli, Ernesto Bassignano, Edoardo De Angelis, Giorgio Lo Cascio. Negli anni '70 arrivano i primi successi discografici e di critica con i famosissimi album Alice non lo sa, Francesco De Gregori (soprannominato poi La pecora, per la foto della copertina, che reca proprio un agnello inginocchiato) e il vendutissimo Rimmel. Nella primavera del 1976, durante un concerto a Milano, si ritrova ad essere "ostaggio" di alcuni militanti di estrema sinistra, che accusano il cantautore di essersi venduto al sistema economico borghese e di esibirsi solo per denaro. La situazione si risolve soltanto grazie all'intervento della polizia. Questo evento lo segna profondamente, tanto da fargli quasi decidere di ritirarsi dalla vita artistica, cosa che poi puntualmente non viene tradotta in realtà. Nel marzo del '78 sposa una sua compagna di liceo, Alessandra Gobbi, che gli dà alla luce due gemelli, Marco e Federico. Il '79 è l'anno della collaborazione con Lucio Dalla, da cui viene fuori il riuscitissimo tour Banana Repubblic, che consacrerà i due artisti presso il grande pubblico. L'evento, per la grande partecipazione e per l'organizzazione, segnerà una svolta nel rapporto tra l'artista e i fans, anticipando così i grandi concerti oceanici delle rockstars. Gli anni che seguono saranno coronati dai grandi album di successo, come Viva l'Italia, Titanic, La donna cannone, Canzoni d'amore, Prendere e lasciare e la famosissima Il bandito e il campione, scritto dal fratello Luigi Grechi. Gli anni '90 sono segnati da grandi successi come testimoniato dall'album Canzoni d'amorePrendere e lasciare, mentre i Duemila si aprono con Amore nel pomeriggio, che ottiene la Targa Tenco come miglior opera dell'anno a pari merito con Canzoni a manovella di Capossela, e con un tour a quattro con il vecchio amico Ron, Fiorella Mannoia e Pino Daniele. I successi continuano anche con l'album del 2005 Pezzi, che riceve un altro premio Tenco e la canzone Gambadilegno a Parigi, che viene votata come miglior canzone dell'anno dai lettori del quotidiano La Stampa. Il 2010 è l'anno della grande collaborazione con Dalla. A 31 anni dal fortunatissimo tour con l'amico e collaboratore di sempre, i due riescono a far letteralmente impazzire fans ed estimatori, realizzando il tutto esaurito in ogni tappa del tour e regalando emozioni. La collaborazione diventerà un disco, che prenderà lo stesso titolo dell'evento Work in Progress. L'ultimo album in studio del cantautore romano è invece Sulla strada, dai toni decisamente intimistici ed esistenziali, che rappresenta una sorta di bilancio degli otre 40 anni di carriera, successi e poesia di De Gregori.
La discografia di De Gregori comprende: Theorius Campus (con Venditti, 1972); Alice non lo sa (1973); Francesco De Gregori (1973); Rimmel (1974); Bufalo Bill (1976); De Gregori (1978); Viva l'Italia (1979); Titanic (1982); La donna cannone (1983); Scacchi e tarocchi (1985); Terra di nessuno (1987); Mira Mare 19.4.89 (1989); Canzoni d'amore (1992); Prendere e lasciare (1996); Amore nel pomeriggio (2001); Il fischio del vapore (2002); Pezzi (2005); Calypsos (2006); Per brevità chiamato artista (2009); Sulla strada (2012).

24 maggio 2014

Sabato in Poesia: "Le elezioni" di Sandro Luporini e Giorgio Gaber

Il testo di questa canzone, firmata dal duo Luporini-Gaber, è tratto dallo spettacolo teatrale Libertà obbligatoria. Già a partire dal titolo, si capisce immediatamente che l'argomento trattato è decisamente politico; in particolare gli autori indirizzano la loro caustica riflessione sull'atmosfera un po' ovattata e ipocritamente entusiastica che caratterizza il momento delle elezioni. L'ironia pungente dei due autori rappresenta scenicamente, seguendo passo passo i momenti che accompagnano il percorso del cittadino medio che si reca alle urne, il senso di soddisfazione, entusiasmo e partecipazione illusoria dell'elettore. Sentimenti questi, che non tarderanno a sfumare e a convertirsi nel più naturale comportamento di tutela del piccolo e meschino interesse privato, tradendo così la loro natura fatua. Già con questo lavoro, il duo Luporini-Gaber comincia a manifestare la propria lucida consapevolezza - o meglio ancora solo intuizione - del fallimento di quel fenomeno e grande movimento di cambiamento della società, presentatosi come possibile ed ora scaduto in semplice sogno utopistico disilluso. 


Generalmente mi ricordo 
una domenica di sole 
una giornata molto bella 
un'aria già primaverile 
in cui ti senti più pulito.


Anche la strada è più pulita 
senza schiamazzi e senza suoni 
chissà perché non piove mai 
quando ci sono le elezioni.


Una curiosa sensazione 
che rassomiglia un po' a un esame 
di cui non senti la paura 
ma una dolcissima emozione.


E poi la gente per la strada 
li vedi tutti più educati 
sembrano anche un po' più buoni.
Ed è più bella anche la scuola 
quando ci sono le elezioni.


Persino nei carabinieri 
c'è un'aria più rassicurante 
ma mi ci vuole un certo sforzo 
per presentarmi con coraggio.


C'è un gran silenzio nel mio seggio 
un senso d'ordine e di pulizia. 
Democrazia!


Mi danno in mano un paio di schede 
e una bellissima matita 
lunga, sottile, marroncina, 
perfettamente temperata.


E vado verso la cabina 
volutamente disinvolto 
per non tradire le emozioni.


E faccio un segno 
sul mio segno 
come son giuste le elezioni.


È proprio vero che fa bene 
un po' di partecipazione. 
Con cura piego le due schede


e guardo ancora la matita
così perfetta è temperata... 
io quasi quasi me la porto via. 
Democrazia! 

Sandro Luporini, Giorgio Gaber

Sandro Luporini (1930 - vivente) è un paroliere, pittore ed ex giocatore professionista di pallacanestro italiano. Studente di ingegneria all'Università di Pisa, nel '56 abbandona gli studi per dedicarsi alla pittura, trasferendosi a Roma. Sempre nello stesso anno, partecipa a diverse mostre a Milano insieme ai pittori della Galleria Bergamini, avvicinandosi alla corrente del realismo esistenziale. E' proprio a Milano che si verifica l'incontro casuale (in un bar da entrambi frequentato) con il cantautore e personaggio televisivo Giorgio Gaber, incontro che si trasformerà ben presto in una solidale amicizia e collaborazione artistica intensa. Luporini intanto continua la sua attività artistica ottenendo numerosi successi, riconoscimenti e premi. Nel 1979 la prima mostra del movimento artistico da lui abbracciato, la Metacosa; nel 2005 la dedica di una mostra personale, allestita dal Comune di Pisa in collaborazione con l'Adac di Modena.



Giorgio Gaber (1939-2003), nome d'arte di Giorgio Gaberscik, è stato un cantautore, commediografo, regista teatrale, attore teatrale e cinematografico italiano. Nato a Milano da genitori veneti appartenenti alla medio-piccola borghesia, inizia ben presto a imbracciare la chitarra a causa di una lieve paralisi alla mano, per risolvere la quale il medico gli impone una costante attività motoria. Ben presto la sua passione per la musica sfocia in qualcosa di più e si lega a Tenco, Jannacci e Celentano. Notato da Nanni Ricordi, a soli 19 anni incide il suo primo disco. Nel '65 sposa Ombretta Colli, allora studentessa di lingue orientali all'Università Statale di Milano, che nel gennaio dell'anno successivo gli regalerà la loro unica figlia Dalia. Contemporaneamente si va delineando meglio la figura artistica poliedrica di Gaber, che inizia la sua carriera di uomo di spettacolo a tutto tondo, partecipando a varie trasmissioni televisive come ospite e conduttore. Gli anni '70 sono anni di intensa produzione e interpretazione delle sue canzoni e dei suoi spettacoli, (Gaber è l'inventore del genere teatro-canzone) principalmente a sfondo politico-sociale, animati dalla spinta al rinnovamento e al cambiamento della società, introdotti dalla contestazione giovanile del '68. Gli anni '80 saranno invece caratterizzati da una forma acuta ma lucida di delusione esistenziale nei confronti del cambiamento fallito, sfociato secondo Gaber in semplice omologazione mascherata. Verso la fine degli anni Novanta, le condizioni di salute del cantautore peggiorano; è l'estate del 1997 quando il Signor G è costretto ad un lungo ricovero, terminato il quale si dà da fare per scrivere un altro spettacolo che debutta nel gennaio dell'anno successivo. A causa dell'aggravarsi della malattia tumorale che lo ha colpito, si spegne nel pomeriggio del giorno di Capodanno del 2003. Le sue spoglie riposano nel Cimitero Monumentale di Milano.
Tra gli album pubblicati di Gaber troviamo: Giorgio Gaber (1961), Le canzoni di Giorgio Gaber (1961-1964), Mina e Gaber. Un'ora con loro (1965), L'asse di equilibrio (1965), Sexus et politica (1970), Il Signor G (1970),  I Borghesi (1971), Dialogo tra un impegnato e un non so (1972/'73), Far finta di essere sani (1973/'74), Anche per oggi non si vota (1974/'75), Libertà obbligatoria (1976/'77), Polli d'allevamento (1978/'79), Anni affollati (1981/'82), Io se fossi Gaber (1984/'85), Il teatro canzone (1991/'92), E pensare che c'era il pensiero (1995/'96), Un'idiozia conquistata a fatica (1997/'98 1998/'99 1999//2000).  

03 maggio 2014

Sabato in Poesia: "Disoccupato" di Umberto Saba

Disoccupato è un un breve componimento di Umberto Saba, tratto dall'opera più nota e voluminosa, Il Canzoniere. La sensibilità del poeta per il mondo quotidiano si concentra su una figura emarginata e dimenticata come quella del disoccupato. Questi - a cui il poeta si paragona in parte - viene colto nel momento del girovagare senza meta con il viso stanco già di buon mattino e gli occhi disperati. Il richiamo alla semplicità della vita quotidiana - tema caro al poeta fin dagli esordi - è decisamente molto evidente e trasforma la sua lirica in una sorta di narrazione, di racconto. Nella seconda strofa, il poeta si abbandona all'immaginazione per ricostruire il passato del viandante, accostandolo al periodo di una guerra passata - probabilmente la Grande Guerra - definita guerra patriottica. Infine, l'attenzione del poeta si posa sulla lunga fila di persone all'entrata delle botteghe, a cui lo stesso disoccupato si avvicina; immagine questa che descrive ancor meglio il senso di solitudine, anonimato e atomismo esistenziale.


Dove sen va cosí di buon mattino 
quell’uomo al quale m’assomiglio un poco?
Ha gli occhi volti all’interno, la faccia 
sí dura e stanca. 


Forse cantò coi soldati di un’altra 
guerra, che fu la guerra nostra. Zitto 
egli sen va, poggiato al suo bastone 
e al suo destino,


tra gente che si pigia 
in lunghe file alle botteghe vuote. 
E suona la cornetta all’aria grigia 
dello spazzino.

Umberto Saba


Umberto Saba (1883-1957), pseudonimo di Umberto Poli, è stato un poeta, scrittore e aforista italiano. Figlio di ebrei triestini, fu perseguitato per motivi razziali al punto da fuggire prima in Francia per poi andare a Roma e Firenze, sotto la protezione di Ungaretti e Montale. Visse un'infanzia travagliata a causa dell'assenza dei genitori e dopo i primi infruttuosi e svogliati studi scolastici ed un'esperienza da marinaio, si iscrisse all'università. Nel 1908, dopo una serie di esperienze da girovago, sposò con rito ebraico Carolina Wörfeller. Nel 1913 si trasferì a Bologna per tentare di superare un periodo di crisi dovuto al tradimento della moglie e qui collaborò con il quotidiano Il Resto del carlino, mentre l'anno dopo si recò a Milano per gestire il caffè del teatro Eden. Fervente interventista, collaborò con il giornale Il Popolo d'Italia, fondato da Mussolini e allo scoppio della guerra partì per il fronte. Terminata la guerra, ritornò a Trieste e rilevò la libreria antiquaria Mayländer entrando in contatto con la rivista Primo Tempo e con i letterati della rivista Solaria. Nel '38, a causa dell'emanazione delle leggi razziali, è costretto a fuggire a Parigi per poi fare ritorno a Roma l'anno dopo. Dopo l'8 settembre '43 fu costretto a fuggire con la famiglia a Firenze e soltanto nel dopoguerra cominciò ad essere riconosciuta la sua valenza letteraria e poetica. Nel '46 vinse, ex aequo con Silvio Micheli, il Premio Viareggio; nel 1951 ottenne il Premio dell'Accademia dei Lincei e il Premio Taormina; nel 1953 l'Università di Roma gli conferì la laurea Honoris causa. Nel '55 si rinchiuse in una clinica a Gorizia, dalla quale uscì soltanto in occasione del funerale della moglie, gravemente ammalata. Ormai stanco, malato anch'egli e sconvolto, morì il 27 agosto dell'anno successivo, impegnato nella stesura dell'opera Ernesto, rimasta incompiuta.
Le opere di Saba comprendono: Poesie (1911); Coi miei occhi (poesia 1912); La serena disperazione (poesia 1920), Cose leggere e vaganti (poesia 1920); Il canzoniere (1921); Preludio e canzonette (1922); Autobiografia. I Prigioni (prosa 1923); Figure e canti (1926); L'uomo (1926); Preludio e fughe (1928); Tre poesie alla mia balia (1929); Ammonizioni ed altre poesie 1900-1910 (1932); Tre composizioni (1933); Ultime cose 1900-1945 (1944); Il Canzoniere (1900-1945) (1945); Mediterranee (1946); Scorciatoie e raccontini (racconti 1946); Storia e cronistoria del Canzoniere (prosa 1948); Il Canzoniere (1900-1947) (1948); Poesie dell'adolescenza e giovanili 1900-1910 (1949); Trieste e una donna 1910-1912 (1950); Uccelli (1950); La serena disperazione 1913-1915 (1951); Uccelli e quasi un racconto 1948-1951 (poesia 1951); Preludio e canzonette 1922-1923 (1955); Il Canzoniere (1900-1954) (1957); Epigrafe. Ultime prose (poesie e prose 1959); Quel che resta da fare ai poeti (articolo 1961); Parole. Ultime cose 1933-1943 (1961); Il piccolo Berto 1923-1931 (1961); Ernesto romanzo incompiuto 1975); La Capra in Poesie e prose scelte (1995);

11 gennaio 2014

Sabato in Poesia: "Amico fragile" di Fabrizio De André

Il testo riportato è tratto dall'album Volume VIII, scritto a due mani con Francesco De Gregori e pubblicato nel 1975. Il brano è invece del solo De André, che lo scrisse in una sola notte, ubriaco, dopo aver litigato con alcuni amici e conoscenti con cui avrebbe voluto discutere una sera a cena di questioni religiose, come l'esorcismo, e che invece lo obbligarono a suonare per loro. Da questo episodio si scatena l'ironia dell'autore, sottile ma aggressiva, nei confronti del formalismo, dell'ipocrisia, della superficialità, dell'insensibilità di alcuni personaggi colti, appartenenti alla classe medio-alta, interessati al proprio personale divertimento, al ripetersi del rito, all'epifania del fenomeno da baraccone in azione. E' un testo amaro, che illumina una condizione esistenziale fragile ma quantomeno più consapevole della presunta sanità dei sicuri di sé.


Evaporato in una nuvola rossa 
in una delle molte feritoie della notte 
con un bisogno d'attenzione e d'amore 
troppo, "Se mi vuoi bene piangi " 
per essere corrisposti, 
valeva la pena divertirvi le serate estive 
con un semplicissimo "Mi ricordo": 
per osservarvi affittare un chilo d'erba 
ai contadini in pensione e alle loro donne 
e regalare a piene mani oceani 
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio, 
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli 
senza rimpiangere la mia credulità: 
perché già dalla prima trincea 
ero più curioso di voi, 
ero molto più curioso di voi. 

E poi sorpreso dai vostri "Come sta" 
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci, 
tipo "Come ti senti amico, amico fragile, 
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te" 
"Lo sa che io ho perduto due figli" 
"Signora lei è una donna piuttosto distratta." 
E ancora ucciso dalla vostra cortesia 
nell'ora in cui un mio sogno 
ballerina di seconda fila, 
agitava per chissà quale avvenire 
il suo presente di seni enormi 
e il suo cesareo fresco, 
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita 
debba in qualche modo incominciare una chitarra. 

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci, 
mi sentivo meno stanco di voi 
ero molto meno stanco di voi. 

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta 
fino a farle spalancarsi la bocca. 
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli 
di parlare ancora male e ad alta voce di me. 
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo 
con una scatola di legno che dicesse perderemo. 
Potevo chiedere come si chiama il vostro cane 
il mio è un po' di tempo che si chiama Libero. 
Potevo assumere un cannibale al giorno 
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle. 
Potevo attraversare litri e litri di corallo 
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci. 

E mai che mi sia venuto in mente, 
di essere più ubriaco di voi 
di essere molto più ubriaco di voi.

Fabrizio De André

Fabrizio De André (1940 - 1999) è stato un cantautore italiano. Nacque a Genova nel quartiere Pegli da Giuseppe De André e Luisa Amerio. Trascorse i primi anni di vita nella campagna astigiana per sfuggire ai bombardamenti e perché il padre era ricercato dai fascisti. Dopo la guerra, la famiglia ritornò nella città di Genova con sommo rammarico del piccolo Fabrizio, amante della vita in campagna. Dopo i primi anni turbolenti delle scuole elementari e medie, si iscrisse al liceo Colombo e successivamente frequentò alcuni corsi delle facoltà di Medicina e Lettere. Si iscrisse poi alla facoltà di Giurisprudenza, ispirato dal fratello Mauro, ma a 6 esami dalla fine si ritirò, intraprendendo la carriera di musicista e cantautore. Già dal 1961 cominciò a pubblicare i suoi primi lavori con la casa discografica Karim, a cui resterò legato fino al 1969. Influenzato dalla canzone d'autore francese, soprattutto da George Brassens, cominciò ad affermarsi nell'ambiente musicale, inaugurando in Italia il genere della canzone d'autore colta. Durante il periodo di attività ebbe molte collaborazioni importanti, soprattutto per quanto riguarda la stesura dei testi: Riccardo Mannerini, poeta anarchico e libertario, con cui scrisse il testo della canzone Cantico dei drogati, inserita nell'album Tutti morimmo a stento, Giuseppe Bentivoglio con cui scrisse i testi dell'album Storia di un impiegato, Francesco De Gregori, con cui scrisse alcuni testi dell'album Volume 8, Ivano Fossati con il quale collaborò per la stesura di Anime salve. Nel 1962 nacque il figlio Cristiano, avuto con Enrica Rignon detta Puny, una ragazza di famiglia borghese che Fabrizio sposò nello stesso anno e dalla quale si separò poco più di dieci anni dopo. Al 1974 risale l'incontro con una bella ragazza bionda, Dori Ghezzi, conosciuta in sala di registrazione durante l'incisione del disco intitolato Canzoni, pubblicato nel 1974, che diventerà ben presto la sua nuova definitiva compagna e moglie nel 1989 dopo quindici anni di convivenza. Un evento traumatico verificatosi, alla fine di agosto del 1979, scosse in maniera indelebile l'esistenza di Fabrizio e Dori: il rapimento e il sequestro della coppia, avvenuto nella Sardegna tanto amata da Fabrizio, ad opera di una banda facente parte dell'anonima sequestri sarda, durato 4 mesi. La liberazione avvenne soltanto dietro il pagamento di un riscatto. Dall'esperienza nacque un nuovo disco dal titolo Fabrizio De André, pubblicato nel 1981. Nell'82 fondò insieme a Dori un'etichetta discografica dal nome Fado, che pubblicò i dischi di Massimo Bubbola, dei Tempi Duri e della stessa Dori Ghezzi. Nel 1997 ricevette da Fernanda Pivano il Premio Lunezia e definito dalla stessa traduttrice e scrittrice come «il più grande poeta in assoluto degli ultimi cinquant'anni in Italia». Morì l'11 gennaio 1999 a causa di un carcinoma polmonare, diagnosticato nell'estate precedente. Venne sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Staglieno.  
Tra le opere di De André troviamo: Volume I (1967), Tutti morimmo a stento (1968), La buona novella (1970),  Non al denaro, non all'amore né al cielo (1971), Storia di un impiegato (1973), Canzoni (1974), Volume 8 (1975), Rimini (1978), Fabrizio De André (L'indiano) (1981), Crêuza de mä (1984), Nuvole (1990), Anime salve (1996), Testimonianza in Gianni Borgna, Luca Serianni (a cura di), La lingua cantata. L'italiano nella canzone dagli anni Trenta ad oggi (saggio 1994), Un destino ridicolo scritto in collaborazione con Alessandro Gennari (1996), Prefazione a François Villon Poesie (1996). 
     

28 dicembre 2013

Sabato in Poesia: "Canzone dei dodici mesi" di Francesco Guccini

Canzone dei dodici mesi è tratta dall'album Radici, di Francesco Guccini, registrato in studio nella primavera del 1972 e pubblicato nello stesso anno. Il disco si occupa del tema delle origini, della riscoperta dell'elemento ancestrale, del passato della vita dell'uomo (temi che ricordano molto l'universo letterario di Pavese), a metà strada tra la dimensione sociale, comunitaria e quella del ricordo più strettamente autobiografico. Il testo qui proposto è un inno laico, un canto celebrativo, in stile classicheggiante e quasi pagano, nei confronti dell'avvicendarsi dei mesi e delle stagioni dell'anno. L'autore si serve della figura retorica della prosopopea per rappresentare, nel modo più vicino e comprensibile all'uomo, l'incedere del tempo e rendere possibile la sua identificazione con la realtà panica. Lo schema circolare della cultura antica, bucolica e pre-razionalistica, diventa dunque strumento efficace per descrivere il mondo della natura, fatto di ciclici ritorni. Accanto alla dimensione culturale passata, non manca l'accostamento di uno sguardo contemporaneo alla vita dell'uomo moderno, fatta di abitudinarietà, velocità, ma anche di incertezza e cambiamento.     


Viene Gennaio silenzioso e lieve,
un fiume addormentato 
fra le cui rive giace come neve
il mio corpo malato, 
il mio corpo malato. 
Sono distese lungo la pianura
bianche file di campi, 
son come amanti dopo l'avventura
neri alberi stanchi,
neri alberi stanchi.
Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino,
ma nei convitti e in piazza 
lascia i dolori e vesti da Arlecchino, 
il carnevale impazza, 
il carnevale impazza.
L'inverno è lungo ancora,
ma nel cuore appare la speranza 
nei primi giorni di malato sole 
la primavera danza, 
la primavera danza. 
Cantando Marzo porta le sue piogge,
la nebbia squarcia il velo, 
porta la neve sciolta nelle rogge 
il riso del disgelo,
il riso del disgelo. 
Riempi il bicchiere e con l'inverno
butta la penitenza vana, 
l'ala del tempo batte troppo in fretta, 
la guardi, è già lontana,
la guardi, è già lontana. 

O giorni, o mesi, che andate sempre via;
sempre simile a voi è questa vita mia; 
diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale, 
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, 
che non sai mai giocare. 

Con giorni lunghi al sonno dedicati 
il dolce Aprile viene, 
quali segreti scoprì in te il poeta
che ti chiamò crudele, 
che ti chiamò crudele?
Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi
dopo fatto l'amore, 
come la terra dorme nella notte
dopo un giorno di sole, 
dopo un giorno di sole. 
Ben venga Maggio e il gonfalone amico,
ben venga primavera, 
il nuovo amore getti via l'antico
nell'ombra della sera, 
nell'ombra della sera; 
ben venga Maggio, ben venga la rosa 
che è dei poeti il fiore, 
mentre la canto con la mia chitarra 
brindo a Cenne e a Folgore, 
brindo a Cenne e a Folgore. 
Giugno, che sei maturità dell'anno,
di te ringrazio Dio: 
in un tuo giorno, sotto al sole caldo,
ci sono nato io, 
ci sono nato io; 
e con le messi che hai fra le tue mani
ci porti il tuo tesoro, 
con le tue spighe doni all'uomo il pane,
alle femmine l'oro, 
alle femmine l'oro. 

O giorni, o mesi, che andate sempre via;
sempre simile a voi è questa vita mia; 
diverso tutti gli anni ma tutti gli anni uguale, 
la mano di tarocchi che non sai mai giocare,
che non sai mai giocare. 

Con giorni lunghi di colori chiari 
ecco Luglio il leone, 
riposa e bevi e il mondo attorno appare 
come in una visione, 
come in una visione. 
Non si lavora Agosto, nelle stanche tue lunghe oziose ore, 
mai come adesso è bello inebriarsi
di vino e di calore,
di vino e di calore. 
Settembre è il mese del ripensamento
sugli anni e sull' età, 
dopo l'estate porta il dono usato
della perplessità,
della perplessità. 
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco
della tua identità, 
come scintille brucian nel tuo fuoco
le possibilità,
le possibilità. 
Non so se tutti hanno capito Ottobre
la tua grande bellezza, 
nei tini grassi come pance piene
prepari mosto e ebbrezza,
prepari mosto e ebbrezza. 
Lungo i miei monti, come uccelli tristi
fuggono nubi pazze, lungo i miei monti 
colorati in rame
fumano nubi basse,
fumano nubi basse. 

O giorni, o mesi, che andate sempre via;
sempre simile a voi è questa vita mia; 
diverso tutti gli anni ma tutti gli anni uguale 
la mano di tarocchi che non sai mai giocare,
che non sai mai giocare. 

Cala Novembre, e le inquietanti nebbie
gravi coprono gli orti, 
lungo i giardini consacrati al pianto
si festeggiano i morti,
si festeggiano i morti. 
Cade la pioggia, ed il tuo viso bagna
di gocce di rugiada, 
te pure, un giorno, cambierà la sorte
in fango della strada,
in fango della strada.
E mi addormento come in un letargo Dicembre,
alle tue porte lungo i tuoi giorni
con la mente spargo
tristi semi di morte,
tristi semi di morte.
Uomini e cose lasciano per terra
esili ombre pigre, ma nei tuoi giorni 
dai profeti detti nasce Cristo la tigre,
nasce Cristo la tigre.

O giorni, o mesi, che andate sempre via;
sempre simile a voi è questa vita mia;
diverso tutti gli anni ma tutti gli anni uguale
la mano di tarocchi che non sai mai giocare,
che non sai mai giocare.

Francesco Guccini

Francesco Guccini (1940 - vivente), cantautore e scrittore di libri gialli, nasce a Modena il 14 gennaio. A causa della guerra trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Pavana, piccola località di confine dell'Appennino Pistoiese a cui resterà sempre legato. Nel 1960 si trasferisce a Bologna, dove frequenta la facoltà di Magistero Lettere e, per due anni fa il cronista alla Gazzetta di Modena. Insegna per vent'anni lingua italiana al Dickinson College, scuola off-campus con sede a Bologna, dell'Università della Pennsylvania. Nel 1967, si ha il suo debutto come cantautore con la pubblicazione del suo primo disco, Folk Beat n.1, che apre la strada ad una fortunata e meritata carriera, ormai quarantennale, di cantautore. Nel 1989, Guccini fa il suo esordio nel mondo della letteratura con la pubblicazione del suo primo libro, Croniche epafaniche. Riceve numerosi premi e riconoscimenti, tra cui nel 2001 la laurea ad honorem in Scienze della Formazione dalle Università di Bologna - Modena e Reggio Emilia.
Le sue principali opere sono: Folk Beat n.1 (disco 1967), Due anni dopo (disco 1970), L'isola non trovata (disco 1970), Radici (disco 1972), Opera buffa (disco 1973), Stanze di vita quotidiana (disco 1974), Via Paolo Fabbri 43 (disco 1976), Amerigo (disco 1978), Guccini (disco 1983), Signora Bovary (disco 1987), Croniche epafaniche (libro 1989), Quello che non... (disco 1990), Parnassius Guccinii (disco 1993), Vacca d'un cane (libro 1993), Storie d'inverno (libro 1994), Novecento e Novecento: il tempo del lavoro, il tempo del riposo: storie e genti dell'Appennino modenese (libro 1995), D'amore di morte e di altre sciocchezze (disco 1996),  La legge del bar e altre comiche (libro 1995), Macaroni. Romanzo di santi e delinquenti (libro 1997), Un disco dei Platters. Romanzo dei di un maresciallo e di una regina (libro 1998), Dizionario del dialetto di Pavana. Una comunità tra Pistoiese e Bolognese (libro 1998), Un altro giorno è andato (libro 1999), Stagioni (disco 2000), Questo sangue che impasta la terra (libro 2001), Storia di altre storie (libro 2001), Lo spirito e altri briganti (libro 2002), Il vecchio e il bambino (libro 2002), Cittanova Blues (libro 2003), Ritratti (disco 2004), L'uomo che reggeva il cielo (libro 2005), Icaro (libro 2008), L'ultima Thule (disco 2012).